X-men: Apocalisse (spoiler alert!)

Finalmente, dopo qualche giorno dalla sua uscita al cinema, ci siamo imbarcati nella visione del nuovo episodio della saga mutante prodotto dalla Fox, X-Men: Apocalisse.

Partiamo dal presupposto che chi scrive è un grandissimo appassionato dei mutanti fumettistici, e nonostante questo, l’hype per il film non era alto; forse complice anche la grossa quantità di cinecomics usciti negli ultimi tempi; o la non perfetta campagna pubblicitaria; o forse perché ci ritroviamo, in pochi mesi,  difronte al terzo film in cui dei supereroi si scontrano tra loro. Comunque sia, al di là di tutte queste elucubrazioni, il fatto puro e semplice, era la mia non spasmodica attesa di un film sui miei, si può dire, supereroi preferiti. Tra l’altro già titolari di altri due capitoli (X-Men L’inizio e Giorni di un futuro passato, non contiamo la prima trilogia per non complicare troppo le idee a chi legge) che in un modo o nell’altro avevo apprezzato, il primo dei quali ritengo, addirittura, essere il mio cinecomic preferito (e già vedo le facce di Bruano e Mannaggio ridacchiare come le iene di Roger Rabbit). Quindi, nonostante tutto, posso dire di aver affrontato la visione del film senza troppe aspettative, ma memore di due ottimi film precedenti con uno script lineare ed interessante.

Il film inizia con  la presentazione di quelli che saranno i personaggi cardine della storia, con il solito rimbalzare da una parte all’altra del mondo, tanto abusato in parecchi film che dovrebbero essere di natura corale, e che a volte da’ un risultato di natura schizofrenica. Il film trova il suo primo attimo di pathos con la rivelazione ed il risveglio di  quello che sarà il cattivone della storia; quell’Apocalisse di cui il film porta il nome. Interpretato da Oscar Isaac (Star Wars ep VII, A proposito di Davis, Sucker Punch),  già soggetto a critiche da parte della stampa specializzata americana, il personaggio risulta ben caratterizzato in tutta la sua folle megalomania divina, e credibile nel suo voler creare un nuovo mondo abitato solo dai Forti. L’importanza  narrativa di Apocalisse sta nell’aggiunta di una nuova visione del futuro da parte del personaggio, aggiunta che potrebbe regalare nuove dinamiche alla dicotomica lotta ideologica tra “viviamo in armonia” di Xavier ed il “dominiamoli” di Magneto. Ed é proprio sulla figura ed i comportamenti di quest’ultimo, che le nuove meccaniche ideologiche hanno maggior presa.

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Magneto, interpretato dal sempre bravo, ed ormai padrone del ruolo, Michael Fassbender, ci viene presentato come un uomo che ha smesso i panni del leader dal pugno di ferro della razza mutante, un uomo che vuole provare a seguire la visione di coesistenza pacifica del suo vecchio amico ed irriducibile sognatore Charles Xavier, ma che nonostante questo teme le reazioni degli esseri umani alle loro paure per il diverso. Questi timori non tarderanno a realizzarsi, restituendo a Magneto rabbia e desiderio di vendetta, sentimenti che lo spingeranno a diventare uno dei quattro Cavalieri di Apocalisse.

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Altro personaggio cardine, ed aggiungerei della saga, è Mistica, i cui connotati sono della splendida (leggesi “minchia che patata”) Jennifer Lawrence, che usando tre espressioni per tutta la durata del film, interpreta un personaggio del  tutto diverso da ciò che siamo abituati a leggere sui fumetti.

Infatti a lei viene affidato il ruolo di ispiratrice per le nuove generazioni mutanti, una sorta di Zorro che viaggia per il mondo e salva i mutanti ingiustamente sfruttati degli uomini (tra cui Nightcrawler). E sarà proprio lei il cuore pulsante per la nuova formazione che prenderà il nome di X-men, guidando i giovani studenti dello Xavier Istitute for Higher Learning ad affrontare lo scontro finale con Apocalisse.

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Il film, inizialmente lineare nella trama, crea i presupposti per raccontare dei personaggi interessanti e muoversi verso uno scontro epico, sennonché nella mia testa iniziano a crearsi tutta una serie di “perché?“.

Perché legati alle scelte di alcuni personaggi di fare determinate scelte.
voglio diventare una eroina della causa mutante e mi unisco ad un pazzo genocida” [Tempesta]

Perché legati allo scorrere della trama che va verso sviluppi che a ben vedere non hanno nessuna vera logica narrativa.
voglio dominare su questa terra e creare una società in cui sopravvivano solo i più forti attraverso una nuova apocalisse, quindi elimino tutto gli arsenali nucleari del mondo……invece di usarli” [Apocalisse]

Perché legati alla sproporzione dei poteri messi in campo dai vari mutanti (Apocalisse impara dalla tv quello che deve sapere sul mondo moderno…dopo millenni di sonno, crea ogni cosa dalla sabbia. Dai vestiti agli edifici, potenzia gli altri mutanti a livelli omega, si rigenera più velocemente di Wolverine. E come cacchio può essere battuto un essere di tale potere?).

Perché di alcune scene inserite in modo forzato solo per accattivarsi la simpatia da parte dello spettatore (la scena di Quicksilver è un inutile iperbole di quella del film precedente. Sicuramente simpatica, ma che abbatte di colpo una scena dal taglio drammatico).

A questi “perché” si sono aggiunte altre domande:
Ma come cacchio hanno caratterizzato alcuni personaggi?
Lo so, sono consapevole che ci troviamo di fronte ad un film corale e che trattare in modo approfondito così tanti personaggi in circa due ore risulta un impresa magistrale, ma alcuni personaggi risultano, tuttavia, solo l’ombra di quanto promesso in fase di promozione.

Angelo, nonostante le ali biomeccaniche (che sono decisamente fighe), risulta per la seconda volta della sua trasposizione cinematografica, un personaggio piatto ed al limite dell’inutilità.
Psilocke ha l’unico merito di avere il viso (e non solo) di Olivia Munn, e il suo contributo al film si limita ad una serie di monoespressioni e qualche colpo di katana. Tralasciando completamente alcune comparse che sembrano non recitare neanche, come nella scena dell’acciaieria in cui gli operai che stanno per essere massacrati sembrano una mandria di mucche che rumina.

Bene, tutti questi dubbi hanno iniziato a far scricchiolare, non poco, la mia percezione della struttura del film e del suo scorrere via liscio verso quell’epico finale che cerca di costruire e verso il quale cerca di portarci…

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Ma è il caso anche di parlare di cosa ho trovato di buono. Iniziando proprio dalla scena dello scontro finale che, pur avendo alcuni evidenti limiti tecnici negli effetti speciali che a volte risultano un po’ posticci e finti, mi ha stupito per come le diverse abilità dei personaggi vengano combinate per affrontare Apocalisse. Ci troviamo di fronte, quindi, ad uno scontro sia sul piano fisico che su quello psichico, ed il tutto è reso in modo visivamente accattivante. E non posso non confessare che in un paio di momenti di questo scontro, mi sono emozionato come non mi succedeva da parecchio tempo: un paio di travi piantate nel terreno a formare una grossa X; una frase detta da Xavier prima di gettarsi nella mischia; ed infine il manifestarsi dei poteri di Jean Grey nella forma di una grossa Fenice infuocata. Tutti questi rimandi al fumetto non possono non accendere dei moti emotivi nel cuore di noi vecchi fan.

Il giretto che gli studenti sono costretti farsi nell’ installazione di Arma X ci regala una delle migliori scene nella storia cinematografica di Wolverine (infatti in circa dieci minuti,e complice anche la presa a piene mani da Arma X di Barry Windsor Smit, ne vengono rivelate le origini), nonché l’incipit per la scena post credit.

Il poco tempo a disposizione su altri personaggi come Ciclope e Jean , viene usato bene per definirne le paure, le speranze e le personalità. E la scelta di farli tornare adolescenti, dotando la saga di quell’aura da young drama tipico di molte famose storie mutanti, raccontando la difficoltà della crescita, credo possa essere la chiave per riavvicinare il pubblico e le nuove generazioni al franchise.

Nota di merito per James McAvoy, che interpreta un Charles Xavier magistrale. Ormai perfettamente inserito nel personaggio del mentore sognatore dei giovani x-studenti, non ci fa rimpiangere quel Patrick Stewart che tutti avevano incensato come nato per interpretarne la parte in modo definitivo. Certo stiamo parlando di uno Xavier più giovanile, che nel contesto degli anni 80 (dove il film è ambientato), è più che credibile e che nonostante tutto non perde mai la sua caratteristica più importante: sperare che il futuro sia un posto migliore verso il quale dirigersi per tutta l’umanità.

Ora se le domande sono: “allora devo andare a vederlo?”; “quante stelline gli diamo?”; “il biglietto costa troppo?”. L’unico consiglio che mi sento di darvi è: venite in fumetteria da WoT a discuterne con noi.
Ci sarà chi lo distruggerà e chi lo eleverà a miglior cinecomics dell’anno. Ma è proprio questo il bello, no?

Badiek