ROGUE ONE: la WoT-Recensione [SPOILER]

Tanto tempo fa in una galassia lontana, lontana…dovevi aspettare tre anni per vedere il prossimo film di “Star Wars“, poi dieci anni di buio e desolazione, mentre oggi è sinonimo di “regalo sotto l’albero”. Dopo il “Il Risveglio della Forza“, le Guerre Stellari mettono la freccia e svoltano a sinistra verso un territorio inesplorato prima al cinema, presentando un film non legato ai personaggi della Saga (Ep. I/VII): “ROGUE ONE: a Star Wars story“.Il film è diretto da Gareth Edwards, un regista indipendente che aveva lavorato precedentemente a film come “Monsters” (2010) e “Godzilla” (2014), ed è stato presentato al pubblico come un film diverso, concentrato su uno degli aspetti più interessanti dell’immaginario StarWarsiano, la Ribellione. La promessa era quella di consegnare al pubblico il film più immersivo e viscerale possibile ambientato nelle Guerre Stellari, con una storia che si racconta da sè: il furto dei piani Imperiali della Morte Nera.
In una galassia dove il pugno d’acciaio dell’Impero è più serrato che mai, la resistenza armata è l’unica via per sopravvivere, e l’Alleanza Ribelle utilizza i suoi migliori agenti sul campo per acquisire informazioni sul nemico, ad ogni costo. La morale di questo film si sposta verso un’orizzonte più grigio rispetto quello che siamo abituati dai film della Saga, e i protagonisti diventano più umani e fallibili che mai. A cominciare da Galen Erso (Mads Mikkelsen, “Doctor Strange“), il riluttante e obiettore scienziato a capo del progetto Imperiale “Morte Nera” e padre di Jyn (Felicity Jones, “La Teoria del Tutto“), che è costretto dallo zelante e arrivista Direttore degli Armamenti Avanzati Orson Krennic (Ben Mendelson, “Il cavaliere Oscuro – Il Ritorno“) a tornare a lavorare per l’Impero. Passando per il militante Saw Gerrera (Forest Whitaker, “L’Ultimo Re di Scozia“), consumato nel corpo come nella mente, e per l’Ufficiale dell’Alleanza Cassian Andor (Diego Luna, “Milk”), costretto alla guerra troppo presto è ormai nauseato dalle sue azioni in battaglia.

Ma ci sono sicuramente spiragli di luce all’orizzonte. Una piccola Jyn Erso, vede la propria famiglia dilaniata dall’Impero, e subito siamo investiti nel suo personaggio: orfana di madre e di padre, viene cresciuta dal Ribelle secessionista Saw Gerrera e addestata alla guerriglia, sviluppando capacità e personalità da vendere. Tutte qualità che inquadrano subito il suo personaggio in una versione congiunta di Luke e Han Solo, la speranza mista alla sfrontatezza.

Ad alimentare le speranze della resistenza c’è Bodhi Rook (Riz Ahmed, “Nightcrawler“), un pilota imperiale disertore con un messaggio per i Ribelli: la Morte Nera può essere distrutta. A mandarlo è il padre di Jyn, che dopo quindici anni al servizio dell’Impero, disperato, decide di rivelare il punto debole della Morte Nera, orchestrato da lui stesso. Body ha il compito più difficile nella galassia, saltare dalla padella per finire nella brace senza morire. Nonostante lo scotto da pagare possa essere alto (vedi l’incontro con il mostro “Borgallet“), il pilota è pronto a sacrificare tutto per redimersi attraverso le proprie azioni future.Sul fronte opposto del sacrificio, c’è la preservazione. Che sia della propria vita, del proprio status sociale o della supremazia del proprio dominio, tutte hanno un loro rappresentante. Alleanza Ribelle e Ribelli sono due facce della stessa moneta, ma non tanto diverse tra loro. Allo scopo di mantenere viva e vitale la resistenza all’Impero, la morale viene a meno e anche più giovani vengono reclutati e addestrati (vedi Jyn e Cassian). La morale non è mai definita, oscilla tra le migliaia di sfumature che il grigio può offrire, ma lo scopo finale è sopravvivere.
Dall’altro lato della barricata il Direttore Krennic vuole preservare sè stesso, il suo rango, il suo status, come d’altronde vuole il redivivo-ma-in-CGI Grand Moff Tarkin. In Ep.III ce lo ricordiamo mentre, assieme a Darth Vader e Palpatine, osserva la Morte Nera in costruzione. Ora qui ne prende il comando, togliendolo a Krennic a causa delle continue falle nella sicurezza. Così facendo si assicura un posto in prima fila davanti all’Imperatore al momento dell’imminente varo con Alderaan come bersaglio. E chi c’è a sostegno della campagna arrivista di Tarkin?  Ovviamente il suo fido amico di sempre Darth”Julius” Vader!Lo vediamo nella sua residenza estiva, fare un bagno rigenerante, quando viene disturbato dal suo maggiordomo che lo avvisa della visita del Direttore Krennic che, ancora dolorante per la caduta da poltrona, vuole assicurasi che i propri meriti arrivino fino all’Imperatore. In risposta al tentativo di arruffianarsi il tipo più tosto e intimidente tipo della galassia, il malcapitato riceve una lezione presa dai libri di Star Wars, ovvero la “strozzatina-della-forza“. Le cose rimarranno come deciso, preservando posizioni, ruoli e poteri dove devono.

Qualcuno o qualcosa deve opporsi all’Impero, il tempo è agli sgoccioli, la Morte Nera operativa. Le forze della resistenza devono unirsi perchè altri non debbano vedere sventolare la bandiera dell’Impero sulla galassia. Ed è proprio qui che il film si separa e distingue da tutto ciò che sappiamo sull’argomento. Nel periodo precedente al furto dei piani della Morte Nera, i Ribelli sono confinati al ruolo di guerriglia urbana, mentre l’Allenza Ribelle utilizza ogni risorsa umana a disposizione sul campo, il futuro non è del tutto roseo. Potremmo dire, citando il droide K-2SO (Alan Tudyk, “Serenity“), che non c’è orizzonte, l’Impero sta distruggendo anche quello. Il clima è disperato, e sparare alla schiena di un informatore ribelle o eliminare una risorsa sapendo che è l’unica rimasta, non è poi così tanto da mandare giù.

In un film che vede i Jedi assenti, la Forza viene incanalata dal personaggio di Chirrut Imwe (Donnie Yen, “Ip Man“), un guerriero cieco armato di bastone in grado di percepirla attorno a sè e agli altri. Al suo fianco, il gigante buono Baze Malbus (Jiang Wen), è una spalla necessaria sia sul campo di battaglia, sia nei momenti meno tesi. Il rapporto tra i due è cementato nella battaglia e da un forte, malcelato, affetto reciproco. La capacità di Chirrut, gli e ci permette di comprendere meglio i personaggi che lo circondano. Come con Cassian Andor, quando riconosce l’angoscia che si porta dentro, o come quando decide di seguire Jyn su Eadu perchè “il suo cammino è illuminato dalla Forza“. Il mantra “La Forza è con me, io sono tutt’uno con la Forza” è ciò che lo definisce, lo sorregge e lo ispira fino all’ultimo sacrificio. Tirarsi fuori dall’equazione, è così che dicono. Escludere la propria individualità dal contesto e pensare allo scopo finale.

Dopo la scelta di non combattere presa dal Consiglio dell’Alleanza Ribelle, vedrete i vostri eroi rassegnarsi al loro destino di martiri e scendere sul campo di battaglia più consapevoli e forti che mai. È questo il sentimento che accompagna e avvolge tutto il terzo atto. Un assalto finale guidato da un drappello di uomini volontari che devono redimersi dalle proprie azioni in battaglia, che non hanno niente da perdere.
Le palme e l’aqua cristallina fanno da sfondo a una battaglia intensa e vista da vicino. La telecamera segue ogni movimento e non si stacca mai da terra se non per mostrarci una battaglia aerea. L’attacco è multiplo e simultaneo, le forza di terra ditraggono i soldati Imperiali così che Jyn e Cassian possano rubare i piani della Morte Nera e a trasmetterli all’Alleanza Ribelle. Si sentono fischiare i colpi di blaster, le granate (tante) esplodono e la terra trema…arrivano gli AT-AT, che come mostri da dietro una cortina di fumo bianco, fanno capolino sulla scena. Se il compito sembra difficile sulla carta, sul campo lo è ancora di più perché le forze iniziano ad abbandonare gli eroi di questa storia. In un crescendo di emozione dove vediamo uno ad uno K-2SO, Chirrut, Bodhi e Baze cadere, ora l’importante non è “chi si salverà” ma se riusciranno a completare la missione.Ovviamente, vista l’esistenza di Ep. IV e del suo contenuto, sappiamo che i piani della Morte Nera sono stati recuperati con successo, ma dare un peso emotivo al tutto, non è cosa da poco. Sto forse dicendo che piangerete nel vedere gli eroi di questo film sacrificarsi? Sì, lo farete, perché “Rogue One” è il motivo per il quale “Star Wars” è sottotitolato come “Una Nuova Speranza”, perchè non c’è Star Wars senza speranza.

Il finale del film è una corsa contro il tempo. Jyn e Cassian sono morti dopo che Tarkin ha fatto fuoco con la Morte Nera, ma i progetti della stazione spaziale sono stati trasmessi alla nave ammiraglia dell’Alleanza Ribelle è ora di battere in ritirata, missione compiuta!

Invece no, Vader è arrivato col suo Star Destroyer ed è pronto a recuperare il maltolto come solo lui sa fare. Gli alleati a bordo della nave ammiraglia dell’Allenaza sanno cosa li aspetta, tutto si fa più frenetico e sincopato…Vader sta abbordando la nave…ci sono solo due paratie che separano “l’Impero fatto a uomo” dal suo obiettivo…salta la luce, nero. Una porta si apre, ma non spontaneamente, cigolii e lamiere si piegano al suo arrivo, poi…un respiro…il buio viene squarciato da un rumore familiare, e una striscia di luce rossa accende il corridoio. Darth Vader è a bordo, e lo spazio che lo separa dal recuperare i piani della Morte Nera è “occupato” dai malcapitati uomini dell’Alleanza. L’aria si riempie di bagliori da blaster, dai buchi fuoriesce un denso vapore subito attraversato da una furia nera che impugna una saetta rossa. Ed è subito morte, che sia per lesioni interne, spada laser o decompressione, c’è solo morte.

L’ultima vittima riesce a passare ai compagni sopravvissuti i piani. La paratia si chiude e Vader rimane con un pugno di mosche in mano. La goduria nel vedere Darth Vader in azione come non accadeva da Ep.VI non ha prezzo.I piani, sono arrivati a destinazione, vengono consegnati nelle mani della Principessa Leia, che è pronta a partire sulla sua scialuppa, direzione “un nuova speranza”.
Un finale più azzeccato e orchestrato meglio non si poteva avere. Riuscire a chiudere in una chiave positiva dopo tutta la morte alla quale abbiamo assistito è forse ancora più complesso. Aver scoperto nella durata dei suoi 133 minuti, gli avvenimenti che precedono di pochi minuti l’inizio di Ep.IV è ancora meglio. Ricordate come iniziava? Vader abborda la navetta di Leia e quasi perde la maschera per quanto sta urlando contro la Principessa…con tanto di dito puntato. Ecco, “Rogue One” contestualizza quel momento nella storia e da più peso a quello che verrà raccontato da “Una Nuova speranza” in poi.
Concludendo: “Rogue One” è un omaggio a George Lucas e al cinema fantascientifico indipendente degli anni ’70 in generale. Dalla prima immagine del film capite di essere subito a casa, la regia è familiare e le citazioni non mancano mai. Dai condensatori di umidità, alla caraffa di latte blu sul tavolo di casa Erso, alla cantina di Saw Gerrera, ai baffoni dei piloti dell’Alleanza, tutto grida “STARWARS!” a squarciagola. Personalmente ho apprezzato molto questa fedeltà e riproduzione del mondo che siamo stati abituati a vedere da Ep. IV, quasi come una lettera d’amore a lui in particolare.Gli effetti speciali non sono finissimi come in Ep.7, vedi Tarkin/ Leia e qualche battaglia aerea, ma niente per cui ululare alla luna. Le poche creature su schermo non sembrano aver ricevuto lo stesso trattamento di trucco e costumi di alcuni personaggi: Saw Gerrera con la sua tuta di sopravvivenza o il suo braccio destro dagli occhi meccanici. I costumi sono sempre molto curati e ricchi di particolari come la tenuta di Cassian Andor, il mantello bianco di Krennic o il completo impeccabile del Senatore Organa.
Le musiche di Michael Gioacchino (“Star Trek“, “Doctor Strange“) strizzano l’occho ai temi più conosciuti di Star Wars, come il tema della Forza, la Marcia Imperiale o “i Due Soli”, sono state riutilizzate e riadattate per dare un sentimento di familiarità e novità allo stesso tempo. Tamburi e trombe accompagnano tutto il film senza mai annoiare, anzi agevolano le emozioni allo spettatore.
Concludendo (veramente però), credo che il progetto di Disney sia riuscito. La promessa di consegnare al pubblico e al pubblico di StarWars un film dai toni inediti, è più che riuscito. L’ampiezza della storia magari non vi permetterà di familiarizzare con tutti i personaggi e situazioni, ma per quello ci sono i romanzi o i vostri amici più nerd. Promuovo il cast tutto, mai ho pensato all’attore prima del personaggio, tutti sul pezzo e pronti a tirare fuori l’interpretazione migliore. È un film senza pecche? No. Ma a me piace!

È il secondo film più bello che ho visto negli ultimi due anni dedicato a StarWars ;-D”

Mannaggio, WoT